Dialogo tra un Sì e un Forse

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DIALOGO

 

Lui:

Ma allora secondo te nessuno avrebbe un motivo per votare no?

Io:

Come no? certo che sì. I ladri, gli approfittatori, i raccomandati, i parassiti, gli evasori, i mantenuti, i mafiosi, perché dovrebbero voler cambiare qualcosa? A loro questo sistema, le lungaggini, le inconcludenze, la burocrazia, piacciono, è la loro fortuna.

Lui:

Cioè, scusa mi stai dicendo che metà degli Italiani, quelli che si prevede votino no, son tutti ladri?

Io:

Niente affatto. Cominciamo a dire che in questo paese, parassiti, raccomandati, evasori, sono molti di più di quanto si possa pensare. Poi però ci sono i distratti, i pigri, i menefreghisti, quelli che sanno tutto di calcio, non perdono una riga della Gazzetta, ma pensare di leggere la riforma? no, non esiste, è impensabile.

Lui: 

questi pigroni allora non voteranno ?

Io:

No da diversi anni ormai succede un fatto strano e non solo in Italia. Ci sono politicizzati delusi da chi proponeva la propria ideologia che non si sentono più rappresentati e non votano. Invece c’è gente che non ha mai votato, che oggi è presa da 4 slogan facili, accattivanti, e soprattutto quelli che ti puliscono la coscienza gratis. Ecco, questi corrono dietro agli urlatori lestofanti, li seguono, li ascoltano, si lasciano plagiare a buon mercato.

Lui:

Perché a buon mercato?

Io:

Perché non si rendono conto che il voto è una responsabilità, non è una semplice croce su un foglio, è un qualcosa che quando l’hai messa, hai deciso anche per gli altri e dovresti assumertene la responsabilità, perché con quella croce puoi causare un mucchio di danni alla comunità. Invece la si usa alla leggera, come dire: ma sì,  proviamo a cambiare, mettiamo una croce a questo. Incuranti del fatto, che ti promettono cose irrealizzabili, che dicono tutto e il contrario di tutto e, soprattutto quando che arrivano al dunque fanno tutto il contrario di quello che hanno predicato.

Lui:

E c’entrano con il referendum?

Io:

Tutto c’entra, chi deve la sua fortuna al malcontento, vuole che niente cambi, che tutto rimanga fermo, che non si risolva alcun problema.

Lui:

Ok, ma possibile che nessuno sia convinto in buona fede di votare no?

Io:

Allora vediamo, c’è una sinistra sinistra, che ha sempre voluto queste riforme dai tempi dei tempi, non ha alcuna ragione valida per osteggiare questa riforma se non motivi collerici verso chi li ha messi allo scoperto. Sento qualcuno che si definisce progressista, ma avversa qualsiasi cambiamento. Non ci sono più i progressisti di una volta.

C’è una parte di centrodestra, che addirittura la riforma ha anche aiutato a scriverla, l’ha votata e adesso chiede di votare No. Personalmente non conosco un solo elettore di quel partito che voterà NO.

Poi c’è una destra, e qui devo dirlo, mi sembrano gli unici coerenti, loro hanno una visione dello stato diversa, quindi ci sta che avversino questa riforma.

Poi ci sono i sindacati, che dovrebbero occuparsi dei lavoratori, ma siccome non lo fanno, si occupano di politica.

Lui:

Ok, hai disegnato il panorama del No, adesso dimmi perché dovrei votare Sì.

Io:

Non è dovere, è opportuno. Partiamo da un fatto, fino a ieri tutti, ma proprio tutti erano concordi che la riforma del bicameralismo perfetto fosse necessaria. Era stata appena approvata la Costituzione che già si mise in campo questa necessità da parte dei Padri Costituenti. La riforma è stata fatta. Si poteva chiudere il Senato, mandare a casa 10.000 dipendenti, era un’opzione. Oggi molti ci dicono che sarebbe stato meglio. Ti assicuro che se fosse stato fatto, avrebbero urlato ancora più forte. È stato optato per trasformare il Senato in un organismo al servizio delle autonomie locali. Anche di questo se ne parla da decenni. Si poteva fare meglio? E chi lo dice? Le critiche che sento in giro sono puri arrampicamenti sugli specchi, spesso supportate da un discreto numero di bufale. Se si poteva fare meglio e ci sarà qualcosa da correggere, ce lo dirà il tempo.

Lui:

Ma, a te ad esempio piace tutto?

Io:

No, ci sono cose che non comprendo. I senatori nominati dal PdR, perché ? piuttosto che i Consiglieri avrei preferito tutti  sindaci. Il Cnel, forse si poteva fare in modo di farlo funzionare per la prima volta anzi che eliminarlo. Potrei trovare ancora altri punti che non mi convincono, ma rimangono pure fesserie rispetto all’impianto e agli scopi. Cose per cui non mi sognerei mai di votare contro un’opportunità che ci arriva dopo 40 anni e non si ripresenterà di certo nei prossimi 40.

Lui:

Ma… non è che tu la voti per salvare Renzi?

Io:

la riforma serve al paese, non a Renzi.  Nella situazione che si è creata, Matteo potrebbe andare incontro a un grosso problema nel partito, completamente da ricostruire, anche se vince il Sì. Viceversa lui potrebbe trovare finalmente la sua vera fortuna proprio se vince il No.

Lui:

Spiegami, non ho capito.

Io:

No è troppo complicato, te lo spiego a Natale. Ti dico solo una cosa.

Vedi, se accendi una televisione e accedi a una qualsiasi dibattito politico, da parte dei conduttori, dei commentatori, dei politici, sentirai nominare Renzi almeno ogni 30 secondi, in una frase di senso compiuto, Renzi è presente almeno due volte.

Allora ti rendi conto che i malati non sono i renziani, sono gli anti renziani, che hanno un chiodo fisso, non riescono a parlare di altro, lo infilano dovunque, in qualsiasi argomento.

Adesso invece ti dico cosa ne penso io che appartengo alla sua area politica. Quando si uniscono tutte le forze politiche dello scibile, aiutate da media potenti e soprattutto senza scrupoli di usare mezzi illegali, quando questi sono a loro volta aiutati da ingenti capitali, apparentemente occulti, il tutto per mandare a casa Renzi, potrebbero anche riuscirci, è nelle cose, anche se improbabile.

Quello che non hanno capito però, è che non serve a nulla. Soprattutto  la corporazione giornalistica scalcinata che ci è capitata, quella che inventa l’uomo solo al comando, il faccio tutto io, quello che lo descrive come uno che giorno e notte scrive parola per parola di ogni legge, che detta parola per parola tutto ciò che esce dal governo e dal partito, ecco, quelli non hanno capito niente.

Non hanno capito che Renzi, a 40 anni oggi può anche decidere di mandare tutti al diavolo e andarsene a fare il conduttore televisivo da qualche parte. Di certo noi avremmo perso un leader eccellente, uno in grado di comunicare nel migliore dei modi, uno che ha il polso, la tenacia, e la furbizia per procedere in mezzo a mille difficoltà. Ma tutti e dico tutti, si scordino che se Renzi va a casa l’Italia ritorna allo squallore e al nulla del 2013. Niente ormai sarà come prima. Mettetevelo bene in testa.

Per questo, forse se non vogliamo prendere due mattoni e schiacciarci le meningi, forse intanto sarebbe meglio per tutti votare Sì. Poi ci penserete a creare un’alternativa a Renzi. Auspicabile.

 

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